Sappiamo che il mondo del turismo è in perenne movimento e che ci sono sempre nuovi trend da tenere sott’occhio, ma quello dei viaggi estremi di un giorno non è propriamente tra questi. Spesso, infatti, vediamo sempre più persone che sui social partono al mattino e tornano alla sera: in poco meno di 24 ore visitano una meta vicina che consente di essere raggiunta in poche ore di viaggio, per poi tornare direttamente alla sera a casa. Naturalmente sono molti gli aspetti che preoccupano il turismo.
Cosa sono i viaggi estremi di un giorno

Forse abbiamo frainteso il significato di gita fuori porta: fino a non molto tempo fa, infatti, cercavamo di concentrare la visita a una meta vicina, tornando poi comodamente a casa. Di solito, però, prendevamo l’auto per arrivare nel luogo e non l’aereo. Ora, invece, qualcosa è definitivamente cambiato: le gite estreme di un giorno, ovvero Extreme day trips, ci consentono di volare in città come Parigi, Amsterdam o altre località italiane e visitarle per circa 12 ore.
Le persone partono al mattino presto, di solito con il volo delle sei, e tornano con il volo delle 22. Insomma, si ha giusto il tempo di fare un pranzo o una cena, di vedere le attrazioni più famose e poi tornare a casa e dormire nel proprio letto. Questo trend di viaggio è diventato molto apprezzato per una convinzione legata ai ricordi del primo giorno, poiché il primo giorno di vacanza è sempre quello più speciale. Ma è davvero così?
A parlare della tendenza del fenomeno è stata anche Monica Stott, la travel blogger che è stata intervistata dalla BBC. “I miei primi viaggi estremi di un giorno li ho fatti in Irlanda, quando avevo dei clienti lì. Spesso facevo un salto per un incontro di una o due ore e poi tornavo a casa. Poi ho capito che potevo restare e farne un giorno intero. Ci sono ricerche che suggeriscono che la maggior parte dei ricordi migliori delle vacanze si crea nei primi uno o due giorni. Quando ci ho pensato, ero d’accordo. Molti dei momenti migliori accadono quando si arriva per la prima volta”.
Un fenomeno che preoccupa

La Stott ha spiegato che si arriva giusto in tempo per la colazione, poi si concentrano più attività possibili nel corso della giornata e alla fine si torna a casa alla sera. Lei stessa definisce questa tendenza di viaggio molto intensa, frenetica e folle, ma alla fine è anche un modo per visitare un posto quando magari non si hanno le ferie. Il fenomeno però preoccupa.
Come ricorda GreenMe, è da tempo che si parla del fenomeno dell’impronta dei voli aerei. Non possiamo sottovalutare che un volo a corto raggio ha un impatto ambientale molto alto, quindi un volo breve consuma moltissimo ed è il motivo per cui spesso i vip vengono rimproverati dai propri fan. C’è da dire, oltretutto, che abbiamo già parlato ampiamente del fatto che il Fast non è quasi mai la soluzione. L’abbiamo già visto nell’industria della moda, dove il fast fashion ha solo contribuito ad aumentare le emissioni e l’inquinamento globale. Viaggiare per 12 ore, poi, significa inevitabilmente aumentare in modo esponenziale il turismo di massa, che negli ultimi anni è al centro di una rivalutazione, in quanto comporta un impatto negativo non solo sulla cultura ma anche sulle destinazioni stesse.
Il viaggio diventa così un mordi e fuggi e perde parte della sua bellezza: una sfacchinata per vedere una città e alla fine non godersi quasi nulla, partecipando attivamente all’inquinamento globale. Ne vale davvero la pena di fare questi viaggi estremi di un giorno?

Con una formazione nel settore del turismo, un certificato da consulente di viaggi e il desiderio perenne di prenotare il prossimo volo aereo, scrivo di viaggi e vacanze in Italia, specializzata nella mia Sicilia e nella mia terra d’adozione, l’Emilia-Romagna. Ma mi piace anche andare lontano, e ho coltivato una passione per il Giappone e l’America.
