Lago d'Aral

Lago d’Aral scomparso, un tesoro che sta rinascendo dopo la devastazione

C’è stato un tempo in cui il Lago d’Aral è stato il quarto più grande del mondo oltre a essere stato tra i bacini più importanti dell’Asia Centrale. Oggi non resta molto di quel magnifico lago considerato un vero e proprio tesoro naturale: una linea blu che si confonde con gli stessi colori del cielo ma non solo. Attorno ci sono parecchie navi ormai arrugginite, un disastro ecologico che rimane al centro della nostra storia e che ci insegna molto. Oggi però il Lago d’Aral sta rinascendo.

La rinascita del Lago d’Aral

La storia del lago scomparso (1)

Nella storia dell’umanità siamo stati capaci di compiere dei crimini contro il nostro magnifico pianeta. E il Lago d’Aral ne è un esempio crudo e che non possiamo sottovalutare. Un tempo era il terzo lago più grande al mondo e oggi invece della sua antica imponenza non rimane molto altro: navi arrugginite, persino sabbia tossica. Il governo del Kazakistan ha tuttavia deciso di permettere la rinascita di questo lago che a lungo è stato identificato come simbolo di un disastro ecologico.

Mediante l’impegno del governo, il ministro kazako ha spiegato che il volume dell’acqua della parte nord del lago è aumentato del 42% e ha inoltre raggiunto 27 miliardi di metri cubi alla fine della prima fase del progetto per preservare l’area settentrionale. Oltre al governo anche gli abitanti del luogo hanno scelto di sostenere il progetto attivamente. La sua è una storia difficile perché oggi questo lago è praticamente un deserto salato.

La storia del Lago d’Aral

Per comprendere la storia del Lago d’Aral dobbiamo tornare indietro nel tempo, precisamente nel XIX secolo, quando le autorità russe scelsero di deviare le acque dei fiumi Amu Darya e Syr Darya, con lo scopo di irrigare le piantagioni di cotone: si è preferito dunque abbeverare l’arida steppa anziché alimentare il lago. Naturalmente questa scelta è stata intensificata durante l’epoca sovietica poiché l’obiettivo era di trasformare l’Asia Centrale in uno dei maggiori poli per la produzione di cotone.

Sono state dunque delle pratiche agricole insostenibili a desertificare la zona, poiché il flusso d’acqua verso il bacino d’Aral si è ridotto fino a quando il lago non è scomparso. Durante gli anni ’60, il Lago d’Aral aveva praticamente perso la metà della sua superficie originaria. Dal 1960 ad oggi, il lago ha continuato sostanzialmente a trasformarsi in un deserto salato desolato e simbolo della scelleratezza dell’uomo.

Ma non è finita qui: il fondale infatti è stato praticamente considerato un deposito per sostanze chimiche tossiche. Durante l’epoca sovietica la campagna agricola non si è fatta molti scrupoli e ha utilizzato pesticidi e fertilizzanti in modo intenso, non solo prosciugando il lago quindi, ma avvelenandolo. Le polveri contaminate vengono così sparse dal vento e questa zona non è tra le migliori da visitare in Kazakistan.

Il progetto di recupero

La sua è una lenta rinascita, perché questo ex grande bacino lacustre dell’Asia Centrale oggi è un deserto salato in cui infuriano le polveri tossiche. Il quarto lago al mondo, esteso per ben 68.000 km², oggi è una distesa di sabbia, una vera e propria salina, eppure sta iniziando a rinascere: nel 1993 era nato l’IFAS (International Fund for Saving the Aral Sea), a cui hanno partecipato Kazakistan, Tagikistan, Turkmenistan, Uzbekistan e Kirghizistan.

Il progetto naturalmente ha lo scopo di combattere la desertificazione e dunque favorire la rinascita del lago. “Al culmine del periodo di irrigazione di quest’anno sono fluiti nel lago 80 metri cubi di acqua al secondo dal fiume Syr Darya, contro i soli 6 metri cubi al secondo dell’anno scorso”. Una strategia che rimette al centro la natura, la bellezza, quel tesoro che a lungo è stato ritenuto scomparso.

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